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Il seminario di studio “il cavallo co-terapeuta nel trattamento delle patologie psicologiche e fisiche dei bambini e degli adolescenti”, che si è recentemente svolto a Oristano, ha avuto un unico grande protagonista: il cavallo!

Intorno a lui e alla sua indiscussa capacità di porsi come parte attiva e propositiva all’ interno della triangolazione con il terapeuta e con il paziente, si è infatti snodato il dibattito che da ottiche ed esperienze differenti, ha trovato proprio in queste tematiche il suo punto di maggiore unità.

A definire quello che sarebbe stato il leit-motiv di tutti gli interventi è stato Mario Palumbo (moderatore del convegno e direttore della rivista Cavallo Magazine) il quale ha sottolineato in apertura come “il cavallo sia il nostro futuro proprio nella misura in cui ci consente di recuperare le nostre parti perdute”. Ed a questa capacità del nostro antico compagno a quattro gambe di agire sullo stress consentendoci di superare molte delle conseguenze, anche di natura organica, che la cronicizzazione di un simile stato produce sul nostro colpo, ha fatto riferimento nel suo intervento Maria Pia Onofri ( neuropsichiatra infantile dell' Ospedale Niguarda di Milano). Ovvio però che in questo contesto vadano tecnicamente distinti gli aspetti strettamente terapeutici, che prevedono la presenza in campo di una equipe specializzata e come per qualsiasi terapia una durata limitata nel tempo, dagli aspetti altrettanto benefici, che l' equitazione può avere sulla vita di tutti coloro che la praticano.

E’ proprio su quest' ultimo aspetto, sul ruolo cioè che la buona equitazione può avere nello sviluppo psicopedagogico del bambino, che si è soffermata nella sua relazione Maria Lucia Galli sottolineando come una corretta relazione con il cavallo possa essere fondamentale per sviluppare l' attitudine alla comprensione dell' altro, aiutando il giovane cavaliere a sviluppare la propria capacità di sapersi identificare con gli altri: uomini o animali che siano.

Ma affinché il cavallo sia in grado di svolgere la sua funzione di co-terapeuta - ha posto in evidenza il prof. Michele Panzera ordinario della Facoltà di veterinaria dell' Università di Messina – è necessario che sia messo in grado di mantenere il proprio equilibrio emotivo. "Un cavallo che vive in un ambiente sensorialmente stimolante, con molteplici fonti di investigazione, che ha la possibilità di esplorare per conoscere, mantiene tonicamente attivi i sistemi di controllo dei livelli di attenzione e non teme l' ambiente che lo circonda perché lo conosce". E' insomma in grado di interagire correttamente sia con il piccolo paziente che con il terapeuta.

Tenere conto dunque della qualità di vita del cavallo è indispensabile, come ha fatto presente nel suo intervento Maria Grazia Sechi Presidente del Comitato Regionale della Fise Sardegna, non solo dal punto di vista etico, ma anche da quello più strettamente terapeutico.

Nel dare risalto a come vi sia grande interesse in Sardegna per questa modalità di cura e di intervento, la Sechi si è augurata che l'auspicata nascita di nuove strutture possa essere sempre di più coniugata alla attenta e seria formazione professionale e al rispetto del cavallo.

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